È possibile riprodurre o simulare un collegamento sinaptico euristico primordiale non condizionato da terzi?
Detto in breve possiamo definire due tipologie di legame sinaptico, entrambe valide per attivare una qualunque connessione tra due elementi (e.g. elemento "A" ed elemento "B"), ma profondamente diverse da un punto di vista di causa scaturente:
- una tipologia che emerge da un modello diretto sensoriale (ovvero dalla nostra propria esperienza sensistica rilevata), come dire che un avvenimento che abbia coinvolto gli elementi "A" e "B" ponga il cardine del loro legame nei nostri personali ricordi.
- una tipologia che si basa su un modello indiretto (ovvero il legame logico è stato rilevato o descritto per conto di terzi), come dire che colui che abbia esperienziato tale ricordo lo trasmetta a noi.
Entrambi i modelli possono giungere allo stesso collegamento, tuttavia la prima ha plasmato direttamente le associazioni sinaptiche di riferimento (per usare un anglicismo più tecnico quelle che vengono definite neural spikes o "impulsi neurali") mentre la seconda da per assunto che si sia impersonalmente "vissuta" tale esperienza.
Tale differenziazione può apparire banale o scontata ma così non è per una macchina, in quanto mentre (sempre a data attuale) un organismo vivente con un sistema mnemonico in grado di elaborare le informazioni acquisite le filtra attraverso una deduzione personale basata sulla sua esperienza tanto sensoriale quanto di vita, un sistema elettronico deficita della seconda variabile, ovvero della "sensazione" personale che tale informazione ha provocato nel corso della sua esistenza.
Questo dettaglio rappresenta quindi il fulcro che pondera la differenza fra un pensiero che possiamo definire "euristico" ed un altro (in termini sociali) di pubblico dominio. Tanto più tale divario si accentui, tanto ci sarà lacuna tra un'idea comprensiva di una scoperta soggettiva, ovvero una personalissima "intuizione" ed un ragionamento indotto. Ciò si manifesta tanto in un individuo che sua sponte vuole basare il suo modus cogitandi su esperienze indirette, tanto in una macchina che opera su dati impartitile da algoritmi prestabiliti.
Tuttavia si presti attenzione al dato di fatto che mentre la mente umana può operare in entrambe le modalità, i programmi odierni di intelligenza artificiale devono (per loro natura) elaborare dati con una logica che, per quanto possa essere negli insiemi e nelle variabili ampia, rimane comunque (in termini strettamente computazionali) rigida nella propria struttura. La flessibilità di "ragionamento" è quindi solo apparente ed influenzata dalla percezione dell'utilizzatore in proporzione alle proprie soggettive lacune sull'argomento della domanda sporta.
Se volessimo applicare a tutto questo la "Teoria dell'informazione" potremmo in altrettanto modo dire che un pensiero, un ragionamento, una deduzione, tanto più si distacchi dalla comune visione, tanto maggiore sia l'entropia informativa in esso contenuta. Secondo tale assunto una personale intuizione è sicuramente più originale e creativa rispetto ad un'altra i cui estremi siano stati già ampiamente definiti e documentati.
Pertanto negli algoritmi odierni, in virtù delle motivazioni sopra espresse, tale creatività è del tutto assente, né tantomeno si ipotizza a breve una sua simulazione. Difatti implementare una programmazione esperienziale è limitata in primis e senza comunque escludere altre problematiche, proprio dalla natura attuale di tali modelli computativi; modelli che, essendo basati su una comparazione statistico-associativa, rendono assai difficile una qualsivoglia programmazione di consapevolezza soggettiva.
Tale è dunque il cardine che determina la differenza tra un individuo che vive i suoi pensieri attraverso i propri qualia, ovvero le proprie esperienze personalmente maturate ed un algoritmo deficitario di tali proprietà emergenti nella sua programmazione.
Sia ben inteso: ciò non significa che in assoluto non saremo mai in grado di attuare questo tipo di associazioni nella logica programmatoria futura, ma siamo egualmente ben consci che per inserire questo tassello mancante sarà probabilmente necessaria una profonda revisione della tecnologia presente in uso.
In conclusione, si prendano in considerazione due elementi "A e B" per un termine di paragone. Potremmo avere dunque:
- che "A" sia correlato a "B" (A ---> B);
- che "B" sia correlato ad "A" (A <--- B);
ma anche che "A" e "B" siano biunivocamente correlati (A <---> B);
Ebbene... tali Attitudini, Associazioni o Algoritmi sono in verità Biunivoci, Bastanti e Buoni?